L’Italia dichiari subito lo stato di Emergenza Climatica

Siamo a fine maggio e sembra di essere a novembre per quanto freddo, vento e pioggia stiamo vivendo. Questo mese di maggio è stato il più freddo degli ultimi 50 anni e tutto fa credere che dovremo presto abituarci a vivere in condizioni meteorologiche inconsuete, tra inverni caldi e aridi, primavere fredde e piovosissime.

Questo di per se sarebbe solo un fastidio – il fastidio di non riuscire più a fare un cambio di armadio propriamente detto – ma se si ragiona in termini di agricoltura e turismo, le cose cambiano radicalmente perché questi due settori impiegano complessivamente 2,5 milioni di persone.

Stagioni impazzite e meteo irregolare mettono a grave rischio questi comparti industriali perché impediscono le opportune pianificazioni, ma questo è davvero nulla se pensiamo che le gelate tardive e la carenza idrica possono tradursi in raccolti insufficienti a soddisfare la domanda di cibo.

Farsi trovare impreparati rispetto al cambiamento in atto è la cosa più sciocca che si possa fare ed è per questo che (come già fatto in passato), mi unisco al coro dei ragazzi di Fridays For Future e di tutta la lista elettorale Europa Verde nel chiedere alle istituzioni italiane (locali, regionali e nazionali) di dichiarare al più presto lo stato di emergenza ambientale e climatica a cui far seguire politiche congruenti.

In particolare:
– stop ai sussidi alle fonti fossili
– stop alla cementificazione del territorio
– riduzione delle tasse su attività ad alta intensità di capitale umano (es. riparazioni)
– sovvenzioni all’economia circolare
– demotorizzazione e transizione a modelli di mobilità attiva e residualmente elettrica

Dubito fortemente che i soggetti che al momento compongono la maggioranza di governo possano riuscire a comprendere il significato di questa azione se non a fini meramente elettorali, ma arrendersi non è un’opzione.

In gioco c’è il nostro futuro e quello della nostra specie.

Vediamoci davanti a una birra

Mancano 10 giorni al giorno delle elezioni europee ed è arrivato il momento in cui tutti i partiti faranno carte false per accaparrarsi il voto degli indecisi.

Ci sono milioni di cose che vorrei dirvi, ma non avendo accesso alle TV, alla radio e agli altri mezzi di comunicazione mainstream la cosa mi risulta difficile.

Però ho accesso ai bar ed è lì che vorrei raccontarvi delle cose in cui credo, per cui mi batto e per cui mi batterò.

Ho fissato una serie di appuntamenti in cui mi piacerebbe incontrarvi di persona.

Ovvero:

16 Maggio – Milano, Upcycle – Milano
https://www.facebook.com/events/2422270337837428/

17 Maggio, Castiglione Olona
https://www.facebook.com/events/2718374708237624/

18-19 Maggio, Mantova, BAM Bicycle Adventure Meeting

20 Maggio, Torino
https://www.facebook.com/events/389772105205855/

23 Maggio, Genova
https://www.facebook.com/events/317214495641803/

Beviamoci una birra assieme perché tutte le cose più belle iniziano sempre così.

Felice Overshoot Day a tutti gli Italiani!

Oggi, 15 maggio 2019 è l’Overshoot Day per l’Italia, il giorno in cui il nostro paese ha consumato tutte le risorse disponibili per l’anno attualmente in corso. Questo significa che, a partire da domani e fino al 31 dicembre, l’Italia consumerà le risorse destinate alle generazioni future.

In buona sostanza, per mantenere l’attuale stile di vita, l’Italia avrebbe bisogno di 2,6 pianeti.

Se questa è una brutta notizia, la cosa ancora più tragica è che ogni anno questa data tende ad avvicinarsi sempre di più: l’anno scorso, ad esempio, nel 2018 questa data cadeva il 24 maggio.

Per intenderci, la situazione è la stessa di una famiglia che arrivata al 12° giorno del mese, ha speso tutto lo stipendio disponibile ed è costretta a tirare avanti contraendo debiti che, prima o poi, sarà costretta a ripagare (con gli interessi).

Le soluzioni a questo punto sono due: o continuiamo in questo modo fino al totale esaurimento delle risorse, oppure iniziamo un percorso di riduzione dei consumi che ci porti a diventare nuovamente sostenibili spostando il giorno dell’overshoot day sempre più verso la fine dell’anno.

Questo è uno dei motivi principali che mi hanno spinto ad abbracciare la bicicletta come mezzo di trasporto e come strumento di attivismo per trasformare le nostre città in luoghi migliori in cui vivere.

Perché sono proprio i trasporti in ambito urbano l’ambito in cui si consumano i maggiori sprechi di risorse e, allo stesso tempo, è più semplice intervenire in modo rapido e deciso per ridurre i consumi di risorse non rinnovabili migliorando la qualità della vita dei cittadini. Detta in maniera molto semplice, si tratta di passare dalla combustione di idrocarburi alla combustione di carboidrati.

Dalle energie fossili, alle energie rinnovabili, insomma.

Anche per questo ho deciso di portare il mio impegno in politica e portare queste istanze a un livello più alto attraverso la mia candidatura alle prossime elezioni per il Parlamento europeo del 26 maggio nella lista Europa Verde.

Perché continuare con il solito approccio business as usual non ci porterà lontano e neppure ci renderà felici.

Quindi auguro un felice overshoot day a tutti gli Italiani, se questo sarà il giorno in cui inizieremo a cambiare le nostre abitudini.

Europa Verde aderisce all’appello “Cycling for All” di FIAB

“Come Europa Verde, aderiamo convintamente a ‘Cycling for All’, l’appello lanciato da FIAB Onlus ai candidati alle Europee”.

Lo comunicano, a nome dei candidati di Europa Verde e della lista, la portavoce della Federazione dei Verdi, Elena Grandi e Paolo Pinzuti, entrambi candidati alle elezioni europee nella circoscrizione Nord-Ovest.

Paolo Pinzuti e Alessandro Tursi, presidente FIAB Onlus

“Condividiamo l’obiettivo della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta che entro il 2030 la metà degli spostamenti in ambito urbano avvengano in bicicletta e, come componenti della grande famiglia dei Verdi Europei, non possiamo che sostenere l’iniziativa. Nell’ultima legislatura, il nostro gruppo europeo si è battuto per promuovere la mobilità ciclistica, ottenendo grandi risultati come, ad esempio, che tutti i treni nuovi e rinnovati debbano avere almeno 8 posti bici a bordo.
La visione di una città a misura di persona e non più di automobile ci vedrà quindi impegnati nella lotta per ottenere almeno un raddoppio dell’attuale budget dei trasporti dedicati alla ciclabilità perché è indecente che a fronte di un 10% di persone che si muovono in bicicletta quotidianamente in Europa, solamente l’1,5% del budget sia a loro dedicato.
Grande attenzione ci vedrà coinvolti sul tema della sicurezza stradale con attività di pressione per ottenere la dotazione dell’Intelligent Speed Adaptation (un “filo di sicurezza” che collega il navigatore con l’acceleratore) su tutti i veicoli.
Il nostro impegno, insomma, non cambia.”

Perché il Parlamento Europeo gioca un ruolo chiave nella lotta ai cambiamenti climatici

Il Parlamento Europeo è uno degli organi legislativi e decisionali dell’Unione Europea. Tra le sue competenze, si occupa di approvare il bilancio annuale dell’UE e concorre alla formazione di un bilancio pluriennale (MFF – Multi-annual Financial Framework) dedicato, tra le altre cose, alle misure per il contenimento delle emissioni di gas climalteranti.

Questo ruolo può essere utilizzato ampiamente per orientare il disegno di politiche ambiziose in materia di sostenibilità e di riduzione delle emissioni e che siano dotate di sufficienti risorse finanziarie.

I fondi stanziati finora dall’UE hanno permesso di entrare in una traiettoria di riduzione delle emissioni a effetto serra dell’UE negli ultimi 10 anni. Questo ci permetterà di rispettare gli impegni presi nell’ambito della Convenzione Quadro dell’ONU per il Cambiamento Climatico (UNFCCC) e dell’Accordo di Parigi. Tuttavia, se vogliamo portare a zero il bilancio carbonico entro il 2030 come ci richiedono le ultime evidenze scientifiche dell’IPCC, occorre una sterzata ancora più forte in direzione della sostenibilità prima che il cambiamento climatico che abbiamo innescato sia irreversibile e con effetti impossibili da prevedere nel dettaglio.

Nel periodo 2014-20 l’UE si è fissata l’obiettivo di allocare minimo il 20% del proprio budget ad azioni relazionate alla lotta al cambiamento climatico. Al momento sono però in corso scontri di rilievo sul prossimo bilancio pluriennale: la Commissione europea ha proposto di aumentare al 25% la quota di bilancio da destinare alla lotta al cambiamento climatico, mentre il Parlamento Europeo propone il 30%. Mentre alcuni Paesi membri dell’UE (specie quelli dell’est) puntano a mantenere il target minimo del 25%, Francia e Germania propongono di portare l’asticella al 45% che include un 30% per il cambiamento climatico e un 15% per la tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Il voto del prossimo 26 maggio per il Parlamento Europeo farà la differenza in questo senso.

Se ritieni che la lotta ai cambiamenti climatici debba essere la priorità di intervento per i prossimi anni, Europa Verde è la lista a cui dovresti dare il tuo voto. Anche perché, se non voti per i Verdi, per chi voti?Votapinz

La prima causa di morte tra i giovani

Se voi foste, diciamo, il ministro degli interni e doveste concentrare la vostra massima attenzione su una questione specifica, a cosa vi dedichereste? Alla lotta alla mafia? Alla lotta all’immigrazione? Ai comizi elettorali?

Io, per esempio, quello che farei è andare a studiare quali sono le principali minacce da cui devo difendere i cittadini. E credo che andrei a vedere, tipo, quali sono le principali cause di morte nella popolazione che devo difendere.
Probabilmente dedicherei la mia attenzione in particolare ai più giovani, perché sono il futuro del paese.
In questo caso scoprirei che la prima causa di morte tra i giovani tra i 15 e i 24 anni è l’incidentalità stradale.
cause di morte giovani

Sono ragazzi che utilizzano mezzi molto più potenti di quanto non sappiano gestire, che magari hanno il vizietto di buttare un po’ troppo spesso l’occhio al cellulare.

Ogni anno sulle nostre strade muoiono 3500 persone nel totale disinteresse delle istituzioni la cui idea di sicurezza sembra riguardare più che altro le barche dei poveri cristi che scappano dall’inferno.

Ridurre la velocità sulle strade è la prima cosa da fare ed è quello che stanno facendo la Francia che ha deciso di portare da 90 a 80 Km/h la velocità massima nelle strade statali, la Spagna da 100 a 90 Km/h, il Belgio da 90 a 70 Km/h. E tutte stanno puntando alla riduzione delle velocità massime in ambito urbano a 30 km/h. Perché ridurre le velocità anche solo di un km/h significherebbe salvare 2100 vite all’anno in tutta Europa.

Oggi la tecnologia ci permette di tenere sotto controllo la velocità dei veicoli attraverso dei dispositivi in grado di “leggere” la velocità massima della strada e regolare conseguentemente la velocità massima del veicolo. Questo dispositivo si chiama ISA: Intelligent Speed Adaptation e ritengo che l’Unione Europea dovrebbe renderlo obbligatorio su tutti i veicoli come requisito di omologazione.

L’altra tecnologia disponibile è quella dei rilevamenti di velocità in strada che oggi però sono vietati nelle aree urbane (vedi art. 4 della legge 168/2002) di tutta Italia perché sennò sembra che le amministrazioni comunali vogliano “fare cassa” che pare brutto. E il risultato è che ognuno fa come gli pare, al punto che durante un rilevamento di velocità davanti a una scuola di Monza ho avuto modo di rilevare velocità massime di 74 km/h in pieno pomeriggio.

Lo scorso 6 di Marzo sono andato in Parlamento, alla commissione trasporti della Camera  per presentare le mie osservazioni per le modifiche al codice della strada (di seguito il video).

La Commissione non ha recepito nulla della mia proposta di portare la pace sulle strade. Questa è stata di fatto la molla che mi ha spinto a candidarmi alla prossima tornata elettorale.

Oggi si apre la settimana mondiale della sicurezza stradale che ci ricorda che ogni anno questa costa all’umanità 1,3 milioni di morti e allo Stato italiano 30 miliardi di euro di spese sanitarie.
global road safety week

Se solo si volesse, si potrebbe raggiungere in poco tempo l’obiettivo morti zero sulle strade, basterebbe solo la volontà politica di farlo.

Ma non c’è. Non ancora almeno.

Votapinz

11 maggio: arriva il Plasticazzi Day

Avete presente quando andate al supermercato e ve ne tornate a casa, svuotate le borse e vi mettete a separare le cose che avete comprato dai plasticazzi che le avvolgono?

E’ quel momento in cui ti senti sporco perché ti rendi complice di una logica che disprezzi: consumare risorse per produrre cose che inquinano e non servono a niente.
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Io quella sensazione non la voglio più provare e mi sono rotto di sentirmi dire che devo essere il bravo cittadino che differenzia quella robaccia che non dovrebbe neppure essere prodotta.

Io voglio smettere di sentirmi in colpa per quanti rifiuti produco e voglio che i supermercati rivedano completamente le logiche di confezionamento degli alimenti che compriamo e che sia loro vietato di imballare le mele nel polistirolo o di mettere nel polietilene le arance sbucciate.

Ho indetto per sabato 11 maggio si tenga il primo #plasticazzi day, una giornata in cui mostreremo ai nostri supermercati di fiducia la quantità di plastica inutile che ci viene rifilata ad ogni acquisto. E diremo chiaramente noi i loro plasticazzi non li vogliamo.

Per prendere parte, basterà scattare una foto dei rifiuti generati e condividerla sui social usando l’hastag #plasticazzi e taggando il supermercato dove abbiamo fatto acquisti. La rete farà il resto.

Mettere al bando le plastiche per imballare gli alimenti è compito dell’Unione Europea, ma la scelta di vendere o no certa robaccia è di ogni singolo marchio di distribuzione.