Crollano i viadotti, ma non le certezze

Alla fine è successo di nuovo: un viadotto è crollato, sotto i colpi del maltempo, come lo chiamano i TG.

Un altro viadotto ha ceduto ai mancati allarmi delle autorità competenti che saranno di nuovo presto sotto processo.

È successo di nuovo e succederà ancora, presto.

Succederà perché i ponti, i viadotti e le infrastrutture che abbiamo creato nel corso del secolo scorso avevano una data di scadenza invisibile scritta sopra che, evidentemente, è arrivata. E pare che in tutta Italia ci siano 1425 viadotti di cui si ignora perfino la proprietà e la competenza.

Succederà ancora perché i fenomeni meteorologici saranno sempre più estremi, come ci ricordano gli scienziati del clima e i gretini di mezzo mondo.

Succederà ancora perché i flussi, le dimensioni e il peso delle vetture per cui erano state pensate quelle infrastrutture erano molto differenti ai tempi della progettazione rispetto ad oggi.

Adesso inizierà la caccia al colpevole, ma non so se si avrà il coraggio di interrogarsi sulla necessità e sulla sostenibilità (ambientale ed economica) di tutti quei 1425 viadotti a rischio nella nostra penisola.

Sono convinto che quando scopri che le infrastrutture che hai costruito per un modello di mobilità non durano per sempre e neppure sono adatte ad affrontare il mondo presente, quello è il momento di mettere in discussione il modello di mobilità per cui le hai costruite.

Il che non significa mettere in discussione lo specifico progetto, ma in generale i criteri di pianificazione, ovvero chiedersi come si sposteranno tra 50 anni gli Italiani e poi di conseguenza decidere quali infrastrutture sono utili e quali no. L’alternativa è continuare a rattoppare una rete di infrastrutture pensate in un momento di euforia, ottimismo e disponibilità economica ipotizzando che mai ci sarebbe stato un momento di scarsità di risorse.

E oggi noi stiamo vivendo non solo un periodo di scarsità di risorse, ma anche un periodo di emergenza climatica che nel secolo scorso nessuno mai avrebbe potuto immaginare.

L’Italia dichiari subito lo stato di Emergenza Climatica

Siamo a fine maggio e sembra di essere a novembre per quanto freddo, vento e pioggia stiamo vivendo. Questo mese di maggio è stato il più freddo degli ultimi 50 anni e tutto fa credere che dovremo presto abituarci a vivere in condizioni meteorologiche inconsuete, tra inverni caldi e aridi, primavere fredde e piovosissime.

Questo di per se sarebbe solo un fastidio – il fastidio di non riuscire più a fare un cambio di armadio propriamente detto – ma se si ragiona in termini di agricoltura e turismo, le cose cambiano radicalmente perché questi due settori impiegano complessivamente 2,5 milioni di persone.

Stagioni impazzite e meteo irregolare mettono a grave rischio questi comparti industriali perché impediscono le opportune pianificazioni, ma questo è davvero nulla se pensiamo che le gelate tardive e la carenza idrica possono tradursi in raccolti insufficienti a soddisfare la domanda di cibo.

Farsi trovare impreparati rispetto al cambiamento in atto è la cosa più sciocca che si possa fare ed è per questo che (come già fatto in passato), mi unisco al coro dei ragazzi di Fridays For Future e di tutta la lista elettorale Europa Verde nel chiedere alle istituzioni italiane (locali, regionali e nazionali) di dichiarare al più presto lo stato di emergenza ambientale e climatica a cui far seguire politiche congruenti.

In particolare:
– stop ai sussidi alle fonti fossili
– stop alla cementificazione del territorio
– riduzione delle tasse su attività ad alta intensità di capitale umano (es. riparazioni)
– sovvenzioni all’economia circolare
– demotorizzazione e transizione a modelli di mobilità attiva e residualmente elettrica

Dubito fortemente che i soggetti che al momento compongono la maggioranza di governo possano riuscire a comprendere il significato di questa azione se non a fini meramente elettorali, ma arrendersi non è un’opzione.

In gioco c’è il nostro futuro e quello della nostra specie.

Vediamoci davanti a una birra

Mancano 10 giorni al giorno delle elezioni europee ed è arrivato il momento in cui tutti i partiti faranno carte false per accaparrarsi il voto degli indecisi.

Ci sono milioni di cose che vorrei dirvi, ma non avendo accesso alle TV, alla radio e agli altri mezzi di comunicazione mainstream la cosa mi risulta difficile.

Però ho accesso ai bar ed è lì che vorrei raccontarvi delle cose in cui credo, per cui mi batto e per cui mi batterò.

Ho fissato una serie di appuntamenti in cui mi piacerebbe incontrarvi di persona.

Ovvero:

16 Maggio – Milano, Upcycle – Milano
https://www.facebook.com/events/2422270337837428/

17 Maggio, Castiglione Olona
https://www.facebook.com/events/2718374708237624/

18-19 Maggio, Mantova, BAM Bicycle Adventure Meeting

20 Maggio, Torino
https://www.facebook.com/events/389772105205855/

23 Maggio, Genova
https://www.facebook.com/events/317214495641803/

Beviamoci una birra assieme perché tutte le cose più belle iniziano sempre così.

Felice Overshoot Day a tutti gli Italiani!

Oggi, 15 maggio 2019 è l’Overshoot Day per l’Italia, il giorno in cui il nostro paese ha consumato tutte le risorse disponibili per l’anno attualmente in corso. Questo significa che, a partire da domani e fino al 31 dicembre, l’Italia consumerà le risorse destinate alle generazioni future.

In buona sostanza, per mantenere l’attuale stile di vita, l’Italia avrebbe bisogno di 2,6 pianeti.

Se questa è una brutta notizia, la cosa ancora più tragica è che ogni anno questa data tende ad avvicinarsi sempre di più: l’anno scorso, ad esempio, nel 2018 questa data cadeva il 24 maggio.

Per intenderci, la situazione è la stessa di una famiglia che arrivata al 12° giorno del mese, ha speso tutto lo stipendio disponibile ed è costretta a tirare avanti contraendo debiti che, prima o poi, sarà costretta a ripagare (con gli interessi).

Le soluzioni a questo punto sono due: o continuiamo in questo modo fino al totale esaurimento delle risorse, oppure iniziamo un percorso di riduzione dei consumi che ci porti a diventare nuovamente sostenibili spostando il giorno dell’overshoot day sempre più verso la fine dell’anno.

Questo è uno dei motivi principali che mi hanno spinto ad abbracciare la bicicletta come mezzo di trasporto e come strumento di attivismo per trasformare le nostre città in luoghi migliori in cui vivere.

Perché sono proprio i trasporti in ambito urbano l’ambito in cui si consumano i maggiori sprechi di risorse e, allo stesso tempo, è più semplice intervenire in modo rapido e deciso per ridurre i consumi di risorse non rinnovabili migliorando la qualità della vita dei cittadini. Detta in maniera molto semplice, si tratta di passare dalla combustione di idrocarburi alla combustione di carboidrati.

Dalle energie fossili, alle energie rinnovabili, insomma.

Anche per questo ho deciso di portare il mio impegno in politica e portare queste istanze a un livello più alto attraverso la mia candidatura alle prossime elezioni per il Parlamento europeo del 26 maggio nella lista Europa Verde.

Perché continuare con il solito approccio business as usual non ci porterà lontano e neppure ci renderà felici.

Quindi auguro un felice overshoot day a tutti gli Italiani, se questo sarà il giorno in cui inizieremo a cambiare le nostre abitudini.

Europa Verde aderisce all’appello “Cycling for All” di FIAB

“Come Europa Verde, aderiamo convintamente a ‘Cycling for All’, l’appello lanciato da FIAB Onlus ai candidati alle Europee”.

Lo comunicano, a nome dei candidati di Europa Verde e della lista, la portavoce della Federazione dei Verdi, Elena Grandi e Paolo Pinzuti, entrambi candidati alle elezioni europee nella circoscrizione Nord-Ovest.

Paolo Pinzuti e Alessandro Tursi, presidente FIAB Onlus

“Condividiamo l’obiettivo della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta che entro il 2030 la metà degli spostamenti in ambito urbano avvengano in bicicletta e, come componenti della grande famiglia dei Verdi Europei, non possiamo che sostenere l’iniziativa. Nell’ultima legislatura, il nostro gruppo europeo si è battuto per promuovere la mobilità ciclistica, ottenendo grandi risultati come, ad esempio, che tutti i treni nuovi e rinnovati debbano avere almeno 8 posti bici a bordo.
La visione di una città a misura di persona e non più di automobile ci vedrà quindi impegnati nella lotta per ottenere almeno un raddoppio dell’attuale budget dei trasporti dedicati alla ciclabilità perché è indecente che a fronte di un 10% di persone che si muovono in bicicletta quotidianamente in Europa, solamente l’1,5% del budget sia a loro dedicato.
Grande attenzione ci vedrà coinvolti sul tema della sicurezza stradale con attività di pressione per ottenere la dotazione dell’Intelligent Speed Adaptation (un “filo di sicurezza” che collega il navigatore con l’acceleratore) su tutti i veicoli.
Il nostro impegno, insomma, non cambia.”