I verdi milanesi appoggino Sala

Alle scorse elezioni europee ho avuto l’opportunità di candidarmi nelle liste di Europa Verde (tessera in tasca dei Verdi) per portare avanti l’ideale di città che ogni giorno leggete sulle pagine di Bikeitalia.it.

Lo scorso mese di Luglio, sulla scorta dei risultati elettorali in molti comuni francesi in cui i Verdi locali hanno ottenuto grandi risultati, i Verdi milanesi hanno deciso (in modo alquanto rocambolesco) che la stessa cosa sarebbe avvenuta anche a Milano e perciò hanno annunciato che avrebbero corso da soli alle elezioni per il 2021 con un proprio candidato.

La notizia non ha gettato particolare scompiglio in una città azzerata da una pandemia, non ha fatto piovere richieste di partecipazione a questo peculiare progetto politico.

Mentre i Verdi milanesi non hanno ancora deciso chi sarà il proprio candidato sindaco, però, Sala ha sciolto il riserbo e ha annunciato la propria ricandidatura.

Dal mio punto di vista Sala è uno che ha amministrato per 4 anni Milano come si amministra un parco dei divertimenti e che, nel pieno della pandemia, ha lanciato la Strategia di Adattamento Milano 2020, un compendio di azioni da compiere per cambiare la città in una chiave più sostenibile e resiliente nell’era post-covid.

Al documento sono seguite delle azioni immediate: Sala è quello che per 4 anni non ha mai pronunciato la parola pista ciclabile e adesso ti giri per Milano e te le ritrovi fatte a una tale velocità che l’amministrazione non fa in tempo a raccontarlo e a farne notizia.

E guardate che non è una banalità perché cambiare la viabilità della città non è una cosa che si fa a fine mandato perché niente come la viabilità fa incazzare i cittadini.

A questo punto la questione politica non è più se Sala sarà o non sarà sindaco, ma se la città dei 15 minuti (contenuta nella citata strategia di adattamento Milano 2020 ) sarà realizzata oppure ci sarà altro che, al momento, non si vede.

A questo punto i Verdi milanesi si ritrovano di fronte alla scelta: mettere davanti a tutto la propria “fortissima e indipendente identità politica” oppure la strategia di adattamento Milano 2020 contribuendo ad arricchirla.

Io, verde (con la v minuscola), credo che in questo momento tanto difficile serve più di tutto unirsi. Perché divisi non vinceremo meglio le sfide del Covid e del post-covid: crisi economica ed emergenza climatica.

Io, verde, supporterò Sala e poi gli starò a dosso dopo che sarà eletto affinché faccia ciò che si è impegnato a fare.

Io, verde, non starò a perdere tempo dietro a un signor nessuno che cerca di presentare un programma più verde di quello di Sala, che però non c’è, perché la Strategia di adattamento Milano 2020 è quello che da 30 anni vanno predicando in giro per l’Europa i partiti verdi e con cui stanno vincendo ovunque le elezioni.

Non mi presto al gioco del “poi facciamo valere il nostro 3% al ballottaggio” perché nel mezzo di una pandemia non mi sembra un pensiero nobile.

Un po’ di responsabilità storica, per favore.

Crollano i viadotti, ma non le certezze

Alla fine è successo di nuovo: un viadotto è crollato, sotto i colpi del maltempo, come lo chiamano i TG.

Un altro viadotto ha ceduto ai mancati allarmi delle autorità competenti che saranno di nuovo presto sotto processo.

È successo di nuovo e succederà ancora, presto.

Succederà perché i ponti, i viadotti e le infrastrutture che abbiamo creato nel corso del secolo scorso avevano una data di scadenza invisibile scritta sopra che, evidentemente, è arrivata. E pare che in tutta Italia ci siano 1425 viadotti di cui si ignora perfino la proprietà e la competenza.

Succederà ancora perché i fenomeni meteorologici saranno sempre più estremi, come ci ricordano gli scienziati del clima e i gretini di mezzo mondo.

Succederà ancora perché i flussi, le dimensioni e il peso delle vetture per cui erano state pensate quelle infrastrutture erano molto differenti ai tempi della progettazione rispetto ad oggi.

Adesso inizierà la caccia al colpevole, ma non so se si avrà il coraggio di interrogarsi sulla necessità e sulla sostenibilità (ambientale ed economica) di tutti quei 1425 viadotti a rischio nella nostra penisola.

Sono convinto che quando scopri che le infrastrutture che hai costruito per un modello di mobilità non durano per sempre e neppure sono adatte ad affrontare il mondo presente, quello è il momento di mettere in discussione il modello di mobilità per cui le hai costruite.

Il che non significa mettere in discussione lo specifico progetto, ma in generale i criteri di pianificazione, ovvero chiedersi come si sposteranno tra 50 anni gli Italiani e poi di conseguenza decidere quali infrastrutture sono utili e quali no. L’alternativa è continuare a rattoppare una rete di infrastrutture pensate in un momento di euforia, ottimismo e disponibilità economica ipotizzando che mai ci sarebbe stato un momento di scarsità di risorse.

E oggi noi stiamo vivendo non solo un periodo di scarsità di risorse, ma anche un periodo di emergenza climatica che nel secolo scorso nessuno mai avrebbe potuto immaginare.

L’Italia dichiari subito lo stato di Emergenza Climatica

Siamo a fine maggio e sembra di essere a novembre per quanto freddo, vento e pioggia stiamo vivendo. Questo mese di maggio è stato il più freddo degli ultimi 50 anni e tutto fa credere che dovremo presto abituarci a vivere in condizioni meteorologiche inconsuete, tra inverni caldi e aridi, primavere fredde e piovosissime.

Questo di per se sarebbe solo un fastidio – il fastidio di non riuscire più a fare un cambio di armadio propriamente detto – ma se si ragiona in termini di agricoltura e turismo, le cose cambiano radicalmente perché questi due settori impiegano complessivamente 2,5 milioni di persone.

Stagioni impazzite e meteo irregolare mettono a grave rischio questi comparti industriali perché impediscono le opportune pianificazioni, ma questo è davvero nulla se pensiamo che le gelate tardive e la carenza idrica possono tradursi in raccolti insufficienti a soddisfare la domanda di cibo.

Farsi trovare impreparati rispetto al cambiamento in atto è la cosa più sciocca che si possa fare ed è per questo che (come già fatto in passato), mi unisco al coro dei ragazzi di Fridays For Future e di tutta la lista elettorale Europa Verde nel chiedere alle istituzioni italiane (locali, regionali e nazionali) di dichiarare al più presto lo stato di emergenza ambientale e climatica a cui far seguire politiche congruenti.

In particolare:
– stop ai sussidi alle fonti fossili
– stop alla cementificazione del territorio
– riduzione delle tasse su attività ad alta intensità di capitale umano (es. riparazioni)
– sovvenzioni all’economia circolare
– demotorizzazione e transizione a modelli di mobilità attiva e residualmente elettrica

Dubito fortemente che i soggetti che al momento compongono la maggioranza di governo possano riuscire a comprendere il significato di questa azione se non a fini meramente elettorali, ma arrendersi non è un’opzione.

In gioco c’è il nostro futuro e quello della nostra specie.

Vediamoci davanti a una birra

Mancano 10 giorni al giorno delle elezioni europee ed è arrivato il momento in cui tutti i partiti faranno carte false per accaparrarsi il voto degli indecisi.

Ci sono milioni di cose che vorrei dirvi, ma non avendo accesso alle TV, alla radio e agli altri mezzi di comunicazione mainstream la cosa mi risulta difficile.

Però ho accesso ai bar ed è lì che vorrei raccontarvi delle cose in cui credo, per cui mi batto e per cui mi batterò.

Ho fissato una serie di appuntamenti in cui mi piacerebbe incontrarvi di persona.

Ovvero:

16 Maggio – Milano, Upcycle – Milano
https://www.facebook.com/events/2422270337837428/

17 Maggio, Castiglione Olona
https://www.facebook.com/events/2718374708237624/

18-19 Maggio, Mantova, BAM Bicycle Adventure Meeting

20 Maggio, Torino
https://www.facebook.com/events/389772105205855/

23 Maggio, Genova
https://www.facebook.com/events/317214495641803/

Beviamoci una birra assieme perché tutte le cose più belle iniziano sempre così.

Felice Overshoot Day a tutti gli Italiani!

Oggi, 15 maggio 2019 è l’Overshoot Day per l’Italia, il giorno in cui il nostro paese ha consumato tutte le risorse disponibili per l’anno attualmente in corso. Questo significa che, a partire da domani e fino al 31 dicembre, l’Italia consumerà le risorse destinate alle generazioni future.

In buona sostanza, per mantenere l’attuale stile di vita, l’Italia avrebbe bisogno di 2,6 pianeti.

Se questa è una brutta notizia, la cosa ancora più tragica è che ogni anno questa data tende ad avvicinarsi sempre di più: l’anno scorso, ad esempio, nel 2018 questa data cadeva il 24 maggio.

Per intenderci, la situazione è la stessa di una famiglia che arrivata al 12° giorno del mese, ha speso tutto lo stipendio disponibile ed è costretta a tirare avanti contraendo debiti che, prima o poi, sarà costretta a ripagare (con gli interessi).

Le soluzioni a questo punto sono due: o continuiamo in questo modo fino al totale esaurimento delle risorse, oppure iniziamo un percorso di riduzione dei consumi che ci porti a diventare nuovamente sostenibili spostando il giorno dell’overshoot day sempre più verso la fine dell’anno.

Questo è uno dei motivi principali che mi hanno spinto ad abbracciare la bicicletta come mezzo di trasporto e come strumento di attivismo per trasformare le nostre città in luoghi migliori in cui vivere.

Perché sono proprio i trasporti in ambito urbano l’ambito in cui si consumano i maggiori sprechi di risorse e, allo stesso tempo, è più semplice intervenire in modo rapido e deciso per ridurre i consumi di risorse non rinnovabili migliorando la qualità della vita dei cittadini. Detta in maniera molto semplice, si tratta di passare dalla combustione di idrocarburi alla combustione di carboidrati.

Dalle energie fossili, alle energie rinnovabili, insomma.

Anche per questo ho deciso di portare il mio impegno in politica e portare queste istanze a un livello più alto attraverso la mia candidatura alle prossime elezioni per il Parlamento europeo del 26 maggio nella lista Europa Verde.

Perché continuare con il solito approccio business as usual non ci porterà lontano e neppure ci renderà felici.

Quindi auguro un felice overshoot day a tutti gli Italiani, se questo sarà il giorno in cui inizieremo a cambiare le nostre abitudini.