Sala nei Verdi europei: nuova alba dei Verdi italiani?

Nel mio ultimo post su questo blog tifavo per un sostegno da parte dei Verdi italiani alla candidatura di Beppe Sala a sindaco di Milano. Seppure in modo molto rocambolesco, le cose sono andate proprio in questa direzione e, ieri mattina, dalle colonne di Repubblica il sindaco meneghino ha spiazzato tutti annunciando addirittura la propria adesione al partito dei Verdi europei.

L’annuncio di Sala è arrivato dopo che alla Camera dei Deputati si è creato il gruppo “Facciamo Eco” composto dalla ex presidente di Legambiente, Rossella Muroni, l’ex ministro grillino Lorenzo Fioramonti e Alessandro Fusacchia che sono anch’essi entrati nella famiglia dei Verdi europei.

Le notizie sono ottime e infondono ottimismo perché la crisi climatica è sotto gli occhi di tutti e per realizzare le riforme necessarie serve non solo un partito ambientalista forte e credibile, con vocazione maggioritaria e che sappia parlare con tutti gli stakeholder in gioco, ma anche persone capaci di far succedere le cose.

Quelle cose, ovvero, che fino a questo momento i Verdi italiani non sono riusciti a fare nonostante il vento propizio dell’onda verde sostenuta dalle giovani menti dei Fridays for Future.

E se prestiamo un po’ di attenzione alle parole, ci accorgiamo che i politici di peso finora menzionati hanno tutti annunciato la propria adesione al Partito dei Verdi Europei, ma non alla Federazione Italiana dei Verdi (che pure fa parte della famiglia dei Verdi Europei) che si è affrettata a dare il benvenuto in squadra al sindaco di Milano, rivendicando allo stesso tempo la titolarità nell’uso del brand come da statuto.

E qui si apre il grosso della questione: la federazione italiana dei Verdi è composta da una rigida struttura di organismi e contro-organismi che su base locale, regionale e nazionale hanno il compito di dare corpo al partito e le procedure vorrebbero che il signor Sala, dopo aver annunciato la propria adesione al partito, si faccia tutta la gavetta, gradino dopo gradino per arrivare al vertice.

Ma le cose difficilmente andranno in questo modo: al di là dei messaggi di benvenuto dell’ultima ora, vale la pena ricordare che nel gennaio 2020 il Sindaco di Milano disse che i “Verdi italiani dovrebbero chiedere scusa agli Italiani per il proprio 2%” a cui i Verdi risposero annunciando che avrebbero corso da soli alle elezioni amministrative in contrapposizione a Sala, salvo poi contarsi le dita delle mani e scoprire di non avere i numeri per farlo quindi tornare sui propri passi. Vae Victis!

In un contesto simile la federazione dei verdi italiani è quindi più un fastidio che un problema per Sala, poiché il sindaco di Milano ha già ricevuto la benedizione per il proprio operato da Bruxelles (leggi dal Partito dei Verdi Europei) con cui da mesi sono in corso incontri e dialoghi, mentre il fronte interno dei Verdi è diviso tra coloro che vogliono difendere la propria posizione di preminenza all’interno del partito da difendere con le unghie e con i denti e quelli che, invece, da sempre guardano con invidia agli altri partiti verdi europei e sperano che succeda qualcosa in Italia che porti alla nascita di un vero partito ambientalista che sappia andare oltre l’approccio nimby.

L’annuncio di Sala è quel qualcosa che stavamo aspettando da anni e che, si spera, porterà a un’apertura a tutto il mondo dell’ambientalismo senza perniciose e nauseanti discussioni sulla legittima proprietà di un marchio che, tanto, non riesce ad andare oltre il 2% qualunque cosa succeda.

E gli ambientalisti?

Gli ambientalisti della prima ora a questo punto sono spaccati: da un lato ci sono quelli che non credono che Sala possa incarnare i valori della protezione dell’ambiente (alla luce di quello che ha fatto a Milano nel corso dei primi 3 anni di mandato) e quelli che non vogliono perdere l’opportunità di portare i temi ambientali al centro dell’agenda politica sapendo che Sala è in grado di realizzare cambiamenti impensabili (vedi quanto fatto nel corso dell’ultimo anno di mandato).

Personalmente ritengo che fintanto che il principale partito ambientalista italiano resta fermo al 2%, questo non avrà alcun impatto sulle sorti del pianeta, dell’Italia o di Milano, l’unica speranza è rimettersi in discussione, avviare un nuovo processo fondativo (come auspicavo già due anni fa) e allargare a tutti coloro che vogliono starci per far diventare la sostenibilità e l’emergenza ambientale la colonna portante dell’agire politico della più importante città italiana prima e del paese, poi.

Per questo motivo ho salutato con il massimo entusiasmo possibile la scelta di Sala di entrare nella grande famiglia dei Verdi Europei: perché l’unica alternativa al momento sarebbe l’irrilevanza totale del tema ambientale che è una responsabilità troppo pesante da portare in questo periodo storico.

E a quelli che si stracciano le vesti per l’ingresso di Sala nei Verdi europei (per eleganza eviterò di fare nomi) voglio rivolgere e rivolgerò solo una domanda: cosa “proponi di alternativo?”.

Nel frattempo, benvenuto Beppe. Ci aspettiamo grandi cose da te.

La rinascita dei Verdi che parte dalle elezioni europee

Ieri a Roma è stato presentato il simbolo con cui il partito dei Verdi si presenteranno alle elezioni europee del 26 maggio.

È una buona notizia perché dopo anni trascorsi a stipulare alleanze elettorali al ribasso con partitini da prefisso telefonico della galassia dell’ultra sinistra, la dirigenza nazionale dell’unico partito ambientalista italiano sembra aver deciso di rivendicare sé stesso e la propria identità.

La seconda buona notizia è che alle europee sotto la bandiera di Europa Verde rientrerà anche Possibile, il movimento di Pippo Civati, che ha onorevolmente rinunciato a riferimenti espliciti nel logo in nome di un progetto comune.

Possibile è un progetto a cui ho guardato con simpatia fin dal momento della sua fondazione dopo averne letto il manifesto che mette al primo punto “la pace come identità e garanzia dei diritti fondamentali” e al secondo posto la “democrazia energetica e politica industriale” con lo scopo di combattere i cambiamenti climatici.

Nonostante questa simpatia, qualche mese fa ho deciso di iscrivermi ai Verdi perché unici rappresentanti in Italia del Partito Verde Europeo, l’unico partito sovranazionale di cui oggi come mai c’è uno smisurato bisogno.

Il motivo di questa mia scelta è che il tempo a nostra disposizione per cambiare il modo in cui gestiamo l’economia e la società è sempre più risicato, mentre il tempo dei distinguo sulla base di ciò che differenzia le diverse anime del movimento ambientalista italiano è finito da un pezzo.

Sulle testate giornalistiche nazionali ci si chiede oggi se Europa Verde sarà in grado di raggiungere o meno la soglia del 4% alle elezioni europee.

Io invece credo che bisogna chiedersi di quanto la soglia di sbarramento sarà superata alle prossime elezioni, perché oggi come mai i nomi in gioco sono altamente credibili e perché oggi come mai un crescente numero di Italiani ha dimostrato di avere a cuore la tutela dell’ambiente e sente il bisogno impellente di cambiare un modello di sviluppo che fino a questo momento ha avuto solamente la crescita del PIL come stella polare.

E perché alla fine, se hai a cuore le sorti del pianeta e ritieni che i cambiamenti climatici siano la minaccia principale da cui occorre difendersi e non voti per i Verdi, per chi voti?

La dura lotta contro i plasticazzi

Qualche settimana fa ho inviato una mail al gruppo dei Verdi di Milano proponendo un’azione di contrasto alla produzione e diffusione delle plastiche: montare un banchetto davanti a un supermercato e raccogliere gli imballi in eccesso per poi restituirli al mittente.

Ieri eravamo una decina davanti all’Esselunga di viale Papiniano a Milano a raccogliere quelli che abbiamo chiamato “plasticazzi”: contenitori in plastica ridondanti che servono solamente a chi li produce.

Ciascuno ha arricchito l’idea di base, abbiamo prodotto un volantino per spiegare i motivi della nostra azione ai clienti del supermercato e abbiamo offerto un sacchetto di carta per portare a casa i prodotti orfani dei plasticazzi .

Le persone con cui abbiamo parlato ci hanno dato pieno sostegno e in poco più di due ore abbiamo riempito ben due carrelli di plasticazzi. Qualcuno addirittura ha deciso di cambiare i propri programmi per la mattinata e aiutarci nella raccolta.

Al termine della mattinata, abbiamo consegnato il bottino di plastica non gradita al direttore del supermercato che è stato molto professionale e ha preso le difese della propria azienda.

Nonostante questo, la sensazione è che anche il personale del supermercato fosse d’accordo con la nostra azione perché se non sei un produttore di plastica, davvero non puoi essere d’accordo con l’idea di estrarre petrolio per produrre imballaggi che sono già inutili quando arrivano sullo scaffale.

Ieri a Milano i Verdi e chi ha partecipato all’operazione plasticazzi hanno lanciato un primo messaggio al sistema della grande distribuzione organizzata: i cittadini non hanno più voglia di essere considerati come consumatori a cui rifilare qualunque porcheria passi per la mente al direttore marketing della Pincopallo SpA.

Perché noi cittadini ci saremmo anche stufati di quelli che continuano ad arricchirsi producendo roba che avvelena la nostra catena alimentare. Noi cittadini ci siamo stufati di riciclare roba che non dovrebbe essere prodotta.

L’operazione plasticazzi continuerà con altri flashmob di raccolta e porterà a una richiesta di messa al bando per legge delle plastiche monouso. Sono convinto che i numeri per riuscirci ci siano e che sia solo una questione di tempo. Le aziende che operano nel settore del cibo dovrebbero cogliere subito l’opportunità di cambiare prima che siano costrette a farlo.

Se volete partecipare alla prossima operazione e volete dedicare un paio d’ore della vostra vita alla lotta ai plasticazzi nella vostra città, scrivetemi un messaggio, oppure lasciate un commento qui sotto.

United we stand, divided we fall.